VARIE: Dalla Serie D al Minibasket si lotta per difendere la propria maglia

Lo scrivevamo sul nostro sito proprio nel luglio del 2017 in questo articolo (clikka qui per leggere): l’importanza della maglia.  Forse nell’era moderna dove si continuano a denunciare la perdita dei valori date le tantissime possibilità’ di scegliere molti diversivi nel tempo libero si e’ un po’ perso quello che i nostri padri ci avevano tramandato: IL SENSO DI APPARTENENZA.

Nel mondo dello sport viene rappresentato dalla maglia che un giocatore indossa: la maglia è come una bandiera. Nei suoi colori ci sono speranza, forza e fantasia: e tu li difendi perché sono i tuoi e quelli della tua gente, con l’orgoglio di rappresentare nel nostro caso un quartiere o una periferia sperduta (quella Nord) di una grande città’ come Torino, portandone il marchio e il suo straordinario e unico patrimonio emozionale.

In questa articolo vorrei immaginare cosa succederebbe se nel mondo dello sport esistessero solo i mercenari. Cioè, se tutti gli sportivi si spostassero da un club a un altro esclusivamente per cavalcare l’onda del vincere; e’ piu’ facile se si ricopre una posizione di classifica migliore o si va in un club blasonato.
Se lo sport diventasse davvero un lavoro come un altro (sempre che esista un lavoro che non possa definirsi in questo modo), depurato da ogni tipo di sentimentalismo e sovrastruttura, con scatti automatici di carriera basati sul rendimento e tutto il resto.

E, chissà, se i club fossero semplici aziende (nel mondo della pallacanestro sempre in perdita se si possiede una prima squadra), la rivalità con altri club e valori come l’attaccamento alla maglia sparirebbero del tutto. Sarebbe un mondo migliore o peggiore?

Il paradosso verso cui lo sport (magari in particolare il calcio) si sta avvicinando sempre di più, spinto ulteriormente dalla globalizzazione, è proprio questo: da una parte ha bisogno di storie per vendere biglietti, sciarpe e bandiere, dall’altra si sta dirigendo verso il punto in cui è sempre più palese che queste storie sono fittizie e costruite a tavolino.

E se potremmo sempre di più identificarci con i mercenari in quanto persone, presto diventerà impossibile farlo in quanto tifosi.

E allora? Non ho personalmente una ricetta da offrire in questo senso. Questi casi di non attaccamento alla maglia mi fanno riflettere su quanto spesso diverga il nostro giudizio tecnico da quello umano: amare la Victoria ed essergli tecnicamente utili non è così scontato. Il senso di appartenenza al proprio territorio, giocare per la squadra del proprio quartiere speravo che ci poteva aiutare ad aumentare parallelamente il livello tecnico di chi indossa la maglia bianconera e il sentimento di amore verso i nostri colori che dovrebbe sgorgare dal cuore che pulsa sotto quella maglia.

FORZA VICTORIA !!!

 

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